Leggi e ascolta il Vangelo e La Parola del 6 gennaio 2024
Epifania del Signore, solennità
- S. Carlo da Sezze frate laico francescano (1613-1670)
- B. Rita Amada de Jesus suora e fondatrice (1848-1913)
Prima Lettura
La gloria del Signore brilla sopra di te.
Dal libro del profeta Isaìa
Is 60,1-6
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra,
nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te,
verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Màdian e di Efa,
tutti verranno da Saba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 71 (72)
R. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. R.
Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R.
Seconda Lettura
Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 3,2-3a.5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Abbiamo visto la sua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore. (Cf. Mt 2,2)
Alleluia.
Il Vangelo del 6 gennaio 2024
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore.
San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938)
monaco trappista spagnolo
Scritti spirituali, 06/01/1937 (trad. cb© evangelizo)
“Entrati nella casa, videro il bambino”
L’adorazione dei re: i potenti di questo mondo abbassano la testa davanti all’umile culla di un bambino. Oro, incenso e mirra venuti dall’Oriente: ansia nei cuori, polvere delle strade percorse nella notte, guidati da una stella.
“Dov’è il neonato?” … Sono passati venti secoli: molte anime percorrono le strade della terra come i magi d’Oriente e continuano a chiedere: “Avete visto l’amato del mio cuore?” (Ct 3,3) Ed è ancora una stella di luce che, illuminando la strada, ci conduce all’umiltà di un presepio e ci mostra ciò che ci ha fatto uscire “dall’accampamento” (Eb 13,13; cfr Lc 16,27). Ci mostra un Dio che, pur Signore di ogni cosa, manca di tutto. Il Creatore della luce e del calore del sole patisce il freddo; colui che viene al mondo per amore degli uomini è da loro dimenticato.
Oggi, come allora, ci sono anime che cercano Dio… Purtroppo non tutti arrivano a trovarlo, non guardano la stella che è la fede; non osano neppure avventurarsi sulle strade che conducono a lui, cioè l’umiltà, la rinuncia, il sacrificio e quasi sempre la croce… Quando in questa notte, nel coro, mi ricordavo, senza volerlo, dell’infanzia, della mia casa, dei re, l’abito monastico mi diceva altro: anch’io, come i magi, sono venuto a cercare un presepio.
Non sono più un bambino che ha bisogno di giochi: i sogni sono ora più grandi e non sono certo di questa vita. I sogni del mondo, come i giochi dei bambini, portano gioia perché li si aspetta, ma poi non si tratta che di un po’ di ‘cartone’. I sogni del cielo durano tutta la vita e poi non deludono. Come devono essere tornati felici i magi, dopo aver visto Dio! Anch’io lo vedrò, devo solo aspettare un po’. Il mattino arriverà ben presto, e con lui la luce. Sarà un magnifico risveglio!
PAROLE DEL SANTO PADRE
Pensiamo a questi sapienti venuti da lontano, ricchi, colti, conosciuti, che si prostrano, cioè si chinano a terra per adorare un bambino! Sembra una contraddizione.
Sorprende un gesto tanto umile compiuto da uomini così illustri. Prostrarsi davanti a un’autorità che si presentava con i segni della potenza e della gloria era cosa abituale al tempo. E anche oggi non sarebbe strano.
Ma davanti al Bambino di Betlemme non è semplice. Non è facile adorare questo Dio, la cui divinità rimane nascosta e non appare trionfante. Vuol dire accogliere la grandezza di Dio, che si manifesta nella piccolezza: questo è il messaggio.
I magi si abbassano di fronte all’inaudita logica di Dio, accolgono il Signore non come lo immaginavano, ma così com’è, piccolo e povero. La loro prostrazione è il segno di chi mette da parte le proprie idee e fa spazio a Dio.
Ci vuole umiltà per fare questo. (Angelus, 6 gennaio 2022)
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