Ci voleva: finalmente aria
Oggi per noi Ruberto’s è finito il secondo lockdown!
Praticamente era dal 27 giugno 2020 che non uscivamo di casa: sì perché il 27 eravamo a Foggia, poi breve gita a San Giovanni Rotondo in camper. Poi l’odissea Roma-Assisi-Perugia-Roma
Dal 12 luglio 2020 abbiamo fatto letto-divano-cucina-divano-letto.
Dopo qualche piccola discussione verbale col pancino di Eugenio, che ancora non si stabilizza, dopo la mia pozione magica a base di acqua e 5 gocce di limone, Eugenio si è rinvigorito ed insieme a Francesca e Giuseppina abbiamo deciso di andare in auto a Piedimonte Matese, almeno per vedere di nuovo il cielo e sentire il profumo dell’aria, benché calda e afosa.
Eugenio è emozionato come un bimbo il primo giorno di asilo, fibrillante alla sola visione del portone aperto avanti a lui, con gli occhi spalancati avanti alla vita.
Col passo traballante, incerto nel cammino ma sorretto da me, dalla mamma, dalla sorella, è pronto a tutto!
C’è, ma non c’è; a tratti assente, immerso nel suo mondo, nei suoi pensieri pilotati da una “albicocca” di almeno 5×4 cm che indisturbata regna sovrana nel suo cervello, dove invece dovrebbe esserci tutta la sua intelligenza e vivacità e brillantezza dei suoi 14 anni.
Ma il calore del suo corpo è linfa vitale per me, il solo averlo accanto mi fa respirare, il solo sentire l’odore della sua pelle mi fa sentire l’abbraccio di Dio, e la sua consolazione.
Il nostro programma di viaggio prevedeva una passeggiata ed un gelato: ma poi penso, tra caldo e spossatezza, meglio optare per una pizza da asporto, gustata nel calore, seppure refrigerato artificialmente, delle mura domestiche.
Eugenio all’idea della pizza gioisce come al primo gelato che gli comprammo quando era piccino, ancora di più del suo primo Natale.
La malattia ci riporta alle origini, ci riporta nel grembo materno, ci fa rinascere ancora, migliori.
Quando ritorno col mio trofeo in braccio, fumante di mozzarella e pomodoro, è un tripudio di “grazie papino” come se tutta la sua gioia fosse racchiusa in un impasto di lievito e farina.
Prima di ogni pasto, ci segniamo la fronte con il segno di croce, poi ci teniamo per mano e ringraziamo Dio, per il dono della famiglia, ancora una volta unita a condividere lo stesso cibo alla stessa tavola, con lo stesso amore.
E preghiamo di essere sempre uniti, oggi e sempre.
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